Niente più trucchi grazie gli isotopi.
Più difficile
barare con l’origine dell’extra vergine
Le garanzie basate su schemi di certificazione cartacei
non bastano più. Occorre fornire più sicurezze e certezze al consumatore
attraverso sistemi d’analisi oggettivi, ripetibili e sicuri. Tra le possibili
soluzioni l’esame degli isotopi stabili
di Alberto Grimelli
Una serie di ricerche correlate che riguardano
prevalentemente gli isotopi stabili di idrogeno, carbonio e ossigeno, ma anche
il contenuto in minerali, offrono nuove prospettive per le produzioni a
certificazione d’origine, prospettive di poter offrire al consumatore garanzie
che vanno ben al di là di un puro schema di certificazione cartaceo, basato su
registri.
Non è la prima volta che pubblichiamo su Teatro Naturale ricerche
che hanno come fine voler offrire strumenti analitici volti all’accertamento
dell’origine. Gli studi condotti da Federica Camin e Luana Contempo
dell’Istituto di San Michele all’Adige hanno però il pregio di essersi già
misurati, anche se ancora in minima parte con la realtà olivicola italiana e
internazionale.
In dieci anni d’attività sono stati analizzati circa 1000
campioni provenienti da tutta Italia, oli a denominazione d’origine, che hanno
permesso la creazione di un database, a disposizione del Ministero delle
politiche agricole, che potrebbe consentire di discriminare la provenienza in ragione
del rapporto tra gli isotopi stabili ci C, H e O, che sono legati oltreché
all’origine botanica della pianta alle caratteristiche geografiche, geologiche
e climatiche della zona di coltivazione.
“Il metodo – ci dice Federica Camin – è particolarmente
sensibile alle differenti aree climatiche, per questa ragione, ad esempio
riesce a discriminare molto bene gli oli gardesani dagli altri e a distinguere
anche quelli di Calabria e Sicilia rispetto ai pugliesi. E’ possibile
discriminare anche tra territori vicini come quelli della Dop Canino e della
Dop Sabina. E’ tuttavia necessario procedere con cautela perché in annate
anomale, come il 2009, connotato da temperature miti al sud e calde al nord, le
differenziazioni sono state più lievi.”
Al momento lo screening è stato effettuato suddividendo
l’Italia in quattro macroregioni geografiche: Nord (Trentino, Veneto,
Lombardia, Emilia Romagna), Centro (Liguria, Toscana, Umbria, Abruzzo, Lazio),
Sud1 (Campania e Puglia) e Sud2 (Calabria e Sicilia).
Se è sempre stato possibile ben discriminare gli oli del
nord da quelli del sud Italia, più difficoltoso è stato per aree più omogenee,
come il Centro e il Sud1 mentre ben differenziabili sono Sud1 e Sud2.
Il metodo va certamente ancora tarato e occorreranno altri
anni di sperimentazione affinché possa definirsi collaudato ma le potenzialità
sono evidenti. Non solo, per esempio, è stato possibile discriminare tra la Dop
Canino e la Dop Sabina ma anche tra Aprutino pescarese e Colline teatine.
“E’ l’inizio di un percorso – continua Federica Camin –
anche perché l’analisi è piuttosto costosa, 200-300 euro per campione ma il
sistema può funzionare.”
Una discriminazione più precisa si potrebbe inoltre
ottenere affiancando l’analisi degli isotopi stabili con quella degli elementi
minerali contenuti nell’olio.
Un simile studio è stato condotto, nell’ambito del
progetto europeo Trace, proprio dall’Istituto di San Michele all’Adige, su
circa 300 oli provenienti da otto aree olivicole del vecchio continente,
dall’Italia alla Grecia, dal Portogallo alla Francia, scoprendo che è possibile
differenziare gli oli prodotti nei diversi Paesi.
Combiando le due tecniche è stato possibile distinguere l’origine
anche in base al profilo minerale dell’olio scoprendo che oli ottenuti su suoli
calcarei, sedimentario fine o magmatico acido forniscono risultati analitici
ben diversi.
Le quantità di minerali presenti nell’olio sono comunque
molto modeste, rendendo necessario una concentrazione di questi, con un alto
rischio di contaminazioni, anche accidentali, che possono falsare il risultato.
Per ridurre i margini d’errore è quindi necessario
ampliare ulteriormente la banca dati tanto per gli isotopi stabili quanto per
il profilo minerale.
Tra qualche anno, non è però escluso che tale metodica
possa divenire ufficiale, venendo adottata da qualche consorzio di tutela
dell’extra vergine, ed essere poi proficuamente utilizzata per combattere le
frodi.
di
Alberto Grimelli
01 Maggio 2010- TRATTO DA: Teatro Naturale n. 17
Anno 8